Foglio d’informazione della Collaborazione Pastorale di Mogliano Veneto
Il Vangelo della domenica
Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi
servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri
servi con quest’ordine: Dite agli invitati: «Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli
animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!». Ma quelli non se ne
curarono. Poi disse ai suoi servi: «La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;
andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». Usciti per
le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si
riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava
l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello
ammutolì.
Vai ai testi della celebrazione domenicale su chiesacattolica.it
Il commento
C’è una festa preparata per noi, una tavola, del buon cibo,
dell’ottimo vino, è tutto pronto per la festa, siamo attesi:
qualcuno, impaziente, ci sta aspettando per dare inizio ai
festeggiamenti. Manchiamo solo noi che abbiamo ricevuto
l’invito: forse, quando lo abbiamo avuto tra le mani lo abbiamo
guardato con diffidenza, forse con aria seccata, forse ci siamo
sentiti obbligati, come fosse un ordine. O forse non riusciamo a
immaginare che non c’è alcun conto da pagare, ma si tratta solo
di condividere una gioia, a tavola, con allegria.
È un racconto di amore questo. Non lo sappiamo, non lo
abbiamo capito e allora accampiamo scuse: non ho tempo, devo
lavorare, ho altro da fare; niente di male, solo scuse per
rimandare, per defilarci, per scegliere quel che ci sembra più
importante. La festa però non viene annullata per mancanza di
partecipanti, anzi: la sala si riempie di tutti quelli che erano stati
esclusi, di quelli trovati per strada, di quelli che sembravano
fuori posto. Degli imperfetti, “cattivi e buoni”, degli impreparati:
la tavola è già pronta, questa volta è per loro. Non resta che
accomodarsi e mangiare e bere a volontà, e cantare e danzare,
perché è una storia d’amore che si festeggia.
Dio non si scoraggia quando il suo sogno trova un ostacolo, Lui
allarga il sogno, apre, allarga, trova nuove vie. Senza esclusioni,
senza preferenze la festa abbraccia tutti. Ma, se sono stati presi
dalla strada, perché il re poi si indigna nel trovare uno senza
abito nuziale? Non sono venuti tutti all’improvviso, presi e
portati alla sala della festa? Qualcuno dice che gli abiti nuziali
fossero a disposizione di tutti. E succede che uno invece non
avesse voluto indossarlo, forse perché voleva mantenere le
distanze, e così diventa nota stonata. Come se ci tenesse a non
confondersi e mescolarsi nella bellezza della festa. Una festa
preparata per una storia d’amore. Nella prima lettura della
liturgia di domenica si legge: «Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse
vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini
raffinati». Non finisce mai di sorprenderci questo Dio che
apparecchia e prepara pranzi e ci aspetta a tavola, pronti a
godere con Lui. Per la nostra storia d’amore.
La preghiera
Signore di speranza,
Creatore degli universi
e Padre delle nazioni,
chiamaci alla tua mensa,
perché nella condivisione
impariamo a gustare
il pane dell’amore,
il vino della gioia e l’acqua della vita.
Insegnaci a indossare
il sì della fiducia in te,
il sì alla speranza,
il sì ai tuoi progetti di salvezza.
Insegnaci a gustarti,
a trattenerti in noi,
per donarti senza limiti
a chi ha sete di te.
Amen.
L'approfondimento della settimana
Tempo libero o tempo che libera?
Il Vangelo oggi ci parla di un re che prepara un banchetto di
nozze per suo figlio. Questo è ciò che Dio prepara per noi: un
banchetto, per essere in comunione con Lui e tra di noi. Ma un
banchetto nuziale richiede da parte nostra tempo e
coinvolgimento, richiede un “sì”. Ecco il tipo di relazione che il
Padre ci offre: ci chiama a stare con Lui, lasciandoci la
possibilità di accettare o non accettare. Dio è molto rispettoso
della libertà. Sant’Agostino usa un’espressione molto bella al
riguardo, dicendo: «Dio, che ti ha creato senza di te, non può
salvarti senza di te». E non certo perché non ne abbia la
capacità ma perché, essendo amore, rispetta fino in fondo la
nostra libertà. Dio si propone, non si impone, mai.
Torniamo così alla parabola: il re – dice il testo – «mandò i
suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non
volevano venire». Ma perché gli uomini rifiutano il suo invito?
Era forse un invito spiacevole? No, eppure – dice il Vangelo –
«non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai
propri affari». Non se ne curano, perché pensano alle proprie
cose. E quel re che è padre, Dio, cosa fa? Non si arrende,
continua a invitare, anzi allarga l’invito, finché trova chi lo
accetta, tra i poveri. Fra loro, che sanno di non avere molto
altro, tanti vengono, fino a riempire la sala.
Fratelli e sorelle, quante volte non ci curiamo dell’invito di
Dio perché intenti a pensare alle nostre cose! Spesso si lotta
per avere il proprio tempo libero, ma oggi Gesù ci invita a
trovare il tempo che libera: quello da dedicare a Dio, che ci
alleggerisce e risana il cuore, che accresce in noi la pace, la
fiducia e la gioia, che ci salva dal male, dalla solitudine e dalla
perdita di senso. Ne vale la pena, perché è bello stare con il
Signore, fargli spazio. Dove? Nella Messa, nell’ascolto della
Parola, nella preghiera e anche nella carità, perché aiutando chi
è debole o povero, facendo compagnia a chi è solo, ascoltando
chi chiede attenzione, consolando chi soffre, si sta con il
Signore, che è presente in chi si trova nel bisogno. Tanti, però,
pensano che queste cose siano “perdite di tempo”, e così si
chiudono nel loro mondo privato; ed è triste.
Chiediamoci allora: io, come rispondo agli inviti di Dio? Che
spazio gli do nelle mie giornate? La qualità della mia vita
dipende dai miei affari e dal mio tempo libero o dall’amore per
il Signore e per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi?
Maria, che con un “sì” ha fatto spazio a Dio, ci aiuti a non
essere sordi ai suoi inviti.