Emmaus · nº 468

Foglio d’informazione della Collaborazione Pastorale di Mogliano Veneto

Il Vangelo della domenica

Matteo 28,16-20
domenica 26 Maggio

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è
stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare
tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 Vai ai testi della celebrazione domenicale su chiesacattolica.it

 Il commento

Sono 40 giorni che parla del Regno e ancora non capiscono,
eppure Gesù non si stanca di avvicinarsi. È Dio che bussa alla
porta dell’umano, e la porta dell’umano è il cuore.
Ci sono andati tutti all’appuntamento sul monte di Galilea. Tutti,
anche quelli che dubitavano ancora, tutta la comunità ferita che
ha conosciuto il tradimento, la fuga e perfino il suicidio di uno di
loro… Ma il maestro non li molla, e compie uno dei suoi gesti
più tipici: si avvicinò. Si fa più vicino…
È Dio che bussa alla porta dell’umano, e se io non apro, “lui alla
porta mi lascia un fiore” (Turoldo). So che tornerà, perché non
dubita di me. Loro sì, dubitano, anche di se stessi. Ma i dubbi
non hanno mai raffreddato il cuore di Dio.
L’ultima, la suprema pedagogia di Gesù è così semplice:
“avvicinarsi sempre, confortare e incalzare”, sussurrare al cuore,
e soprattutto stare insieme a loro: io sono con voi, tutti i giorni,
anche davanti alle porte chiuse.
E poi l’invio: andate in tutto il mondo e annunciate.
Affida la fede e la parola di vita a discepoli che hanno un peso
sul cuore, eppure: andate e battezzate, immergete ogni vita
nell’oceano di vita. Fatelo “nel nome del Padre”: amore in ogni
amore; “nel nome del Figlio”: il più bello tra i nati di donna; “nel
nome dello Spirito”: vento che ci fa tutti vento nel suo Vento.
I nomi che Gesù sceglie per dire la Trinità sono nomi di famiglia,
di affetto, nomi che abbracciano. Perché Dio non è solitudine ma
abbraccio, attrazione, incontro, connessione.
Come tutti i dogmi, anche quello della Trinità non è un freddo
distillato di concetti, ma contiene la sapienza del vivere, la
sapienza ultima sulla vita e sulla morte. Ed è questa: in principio
a tutto, nell’infinito del cosmo e nel minimo del cuore, in cielo
come sulla terra, sta una comunione; all’origine, un legame.
La Trinità è Dio che genera e presiede a ogni nascita. Infatti
l’essere umano non è creato solo a immagine di Dio, ma di più, a
immagine e somiglianza della Trinità, sapienza del vivere e del
generare.
Allora posso finalmente capire perché sto bene quando sono
con chi mi vuole bene; posso capire perché sto male quando
sono isolato e senza legami: è la mia natura profonda che si
esprime, è la nostra divina origine che reclama e domanda di
respirare, di ritornare intera, nell’abbraccio.
Io sono con voi fino alla fine. Non dimentichiamo mai questa
frase, non lasciamola avvizzire. Sarò con voi, senza condizioni e
senza clausole, dentro le solitudini e dentro l’amore, nel dolore e
nella felicità, a fare storia nella vostra storia. Per questo il
vangelo è affidato a undici pescatori illetterati, che non hanno
capito molto di Gesù, ma lo hanno molto amato. Piccoli su quel
monte, ma abbracciati, dentro un calore, un respiro, un vento in
cui naviga, senza più ansia alcuna, l’intero creato.

 Ermes Ronchi
 Ermes Ronchi

 La preghiera

Tu sei con noi, Signore:
sorgente e causa della nostra gioia.
Sei con noi, Signore risorto:
vita che zampilla,
amore che irrora.
Sei con noi nelle notti interminabili
e nell’albeggiare carico di speranza;
negli aridi mezzogiorni assolati
e nel tepore rinfrescante delle sere.
Sei con noi, sempre!
Sarai con noi per sempre!
È questo che ci chiedi
di ricordare al mondo,
ogni giorno,
avendo sul volto lacrime o sorrisi.
È questo ciò che ci chiedi
di annunciare.
Amen.

 Sr Mariangela Tassielli
 https://cantalavita.com/

 L'approfondimento della settimana

L’imperfetto spazio dell’amore
Per quanto possiamo cercare di migliorare noi stessi,
addirittura di difenderci da ogni possibile malattia, ci rendiamo
conto che restiamo sempre limitati, e bisognosi di cure. Chissà
se in questa imperfezione originaria non ci sia già scritto il
mistero dell’amore.
Nella Bibbia leggiamo più volte che Dio non ha scelto un
popolo perfetto ma una nazione piccola, povera, disprezzata.
Nel Vangelo di questa domenica la Chiesa che viene inviata ad
annunciare è una Chiesa imperfetta, che dubita e persino un
po’ ipocrita. È l’imperfezione di ogni cammino spirituale, di
ogni fede che si interroga, di ogni credente che non può non
sostare un po’ nella stazione del dubbio.
Paradossalmente, solo questa Chiesa può annunciare
l’amore vero, un amore che non è l’amore del numero uno
beato nella sua perfetta solitudine, ma non è neanche l’amore
adolescenziale della coppia chiusa in se stessa, dove tutto il
resto non esiste. L’amore vero è quello dell’eccesso, l’amore
fuori di sé, è l’amore che si consegna ad altri e non resta
chiuso né nell’isolamento né nella reciprocità. Per questo
l’amore vero può essere solo trinitario! È la comunione che non
si esaurisce nella reciprocità, ma che diventa dono per altri.
La vana ricerca della forma perfetta ci allontana dalla pienezza
dell’amore perché ci chiude nell’isolamento dell’uno,
nell’illusione di prenderci cura in maniera assillante del nostro
io. Altre volte, quella vana ricerca della forma perfetta ci
trascina nel vortice della reciprocità, in cui l’uno diventa misura
dell’altro senza arrivare mai alla meta inesistente di un
equilibrio consolidato. Non ci resta dunque che amare
l’imperfezione, perché solo quando avvertiremo una mancanza,
potremo essere riempiti.
La promessa che accompagna tutto il Vangelo, dall’inizio alla
fine, è il desiderio di Dio di colmare con la sua presenza questa
mancanza che ci abita: il Vangelo di Matteo si apriva con il
nome di Emmanuele, Dio che sta con noi, e si chiude con la
promessa di Gesù: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine
del mondo!». Si tratta di una grande inclusione, come un
grande abbraccio, l’abbraccio di Dio, che tiene insieme tutta la
nostra vita. Dove c’è la presunzione della perfezione, perciò,
non ci può essere spazio per Dio, perché il nostro Io occupa
già tutto il nostro mondo. Riconosciamo allora il nostro limite e
presentiamolo al Signore, affinché sia Lui a colmarlo e a
valorizzarlo con la sua grazia.

 G.Piccolo,
 Rigantur Mentes, 30 maggio 2021